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NEL MONDO… UNA ICONA FOOD ACETO BALSAMICO DI MODENA ITALIA
By@Pierbattista Patrizia
By@Mirella Pierbattista BY@Elisa Nardocci Avv.
By@EXIBI
By@Redazione
In un viaggio all’insegna del benessere e del green ci siamo fermati presso una isola per rinfrescarci dal gran caldo di una estate bollente, non solo di sole ma anche di lavoro e percorsi; quindi, ci si ferma in un pit-stop rigenerativo tra fauna e flora e soprattutto di acqua salata e dolce. Tra il Po ed il mare Adriatico. Posizioniamo la vettura per uno shooting fotografico sul il green e prendiamo le bottiglie dell’’aceto balsamico di Modena tra i fili d’erba e si inizia con gusto e tranquillità. Tra le molte eccellenze italiane amate e apprezzate nel mondo, spicca l’Aceto Balsamico di Modena. Dal Consorzio di tutela abbiamo ricevuto alcune piccole e preziose bottigliette, che ci offrono l’occasione per raccontarne la storia. Così vi raccontiamo la loro storia del Consorzio dell’aceto balsamico di Modena:
Il Consorzio nasce nel 1993 con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta) per l’Aceto Balsamico di Modena. La domanda di registrazione è stata approvata dalle autorità europee nel 2009, confermando l’unicità e il valore del prodotto. Da allora, il Consorzio promuove, difende e tutela l’Aceto Balsamico di Modena, collaborando con il MIPAAF e garantendone la qualità attraverso procedure e metodi di produzione rigorosi.
Il Consorzio ha inoltre avviato un percorso di valorizzazione che integra tradizione gastronomica, turismo esperienziale e innovazione digitale, mettendo in relazione prodotto e territorio. La bottiglia ufficiale dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, disegnata da Giorgio Giugiaro, rappresenta uno strumento di tutela ed è obbligatoria per tutti i produttori.
La storia di questa eccellenza italiana affonda le radici nella tradizione modenese e in un territorio che ne ha custodito usanze e saperi nel corso dei secoli. La produzione e il consumo di aceto risalgono a tempi antichissimi: già intorno al 4000 a.C. i Babilonesi lo ottenevano dalla fermentazione di datteri, fichi e albicocche, utilizzandolo come condimento o per conservare gli alimenti.
Nel III millennio a.C., mosto e aceto ottenuti da diversi frutti erano già diffusi nel Vicino Oriente, in Mesopotamia, Palestina ed Egitto. I Greci, esperti viticoltori, introdussero la vite nei territori della Magna Grecia; da loro i Romani appresero la produzione del vino e, come prodotto secondario, dell’aceto. A Roma e nell’Impero l’aceto veniva usato per conservare i cibi, come rimedio medicinale e come condimento: l’acetabulum, l’ampolla che lo conteneva, era infatti presente su ogni tavola.
Con il tempo, l’uomo trasformò il semplice aceto per migliorarne gusto e uso domestico. Tra le diverse varianti, distinte per materie prime e metodi di produzione, gli “aceti alla modenese” acquisirono nei secoli una fama particolare. È sorprendente osservare come queste tradizioni, nate in epoche lontane, siano arrivate fino a noi quasi immutate. Il mosto veniva cotto a diversi livelli di concentrazione: dalla cottura più lunga si otteneva la sapa, ridotta fino al 70% del volume e ricca di zuccheri, capace di conservarsi a lungo. Diluita con aceto di vino, ne attenuava l’asprezza e serviva per preparare piatti agrodolci molto apprezzati dai Romani, come racconta Marco Gavio Apicio, celebre cuoco dell’epoca dell’imperatore Tiberio (40 a.C. – 37 d.C.). La sapa, ancora oggi chiamata saba nel dialetto modenese, è un mosto cotto sciropposo usato nei dolci natalizi e, in passato, come dolcificante più accessibile del miele. Il defrutum, invece, derivava da un mosto cotto meno a lungo e ridotto di circa un terzo: proprio questa minore concentrazione favoriva l’azione spontanea dei lieviti e la fermentazione alcolica, fase iniziale della vita del Balsamico. Forse fu così che, già in tempi remoti e forse per caso, un’anfora dimenticata in una cella defrutaria rivelò trasformazioni capaci di migliorare sensibilmente la qualità del prodotto.
È possibile, quindi, che l’aceto al centro di questa storia sia nato dal tentativo di ricreare quelle condizioni naturali, capaci di trasformare il mosto d’uva cotto in un prodotto superiore a quelli conosciuti fino ad allora. Senza aggiunte, il mosto si evolveva in un alimento raffinato, puro e ricco di caratteristiche proprie: quello che oggi conosciamo come Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Questa storia antica si rinnova oggi, nel 2026, parlando anche alla nuova generazione di sportivi e sportive, dal golf al tennis, dal calcio all’equitazione. Per questo Golfpeoplemag desidera raccontarla ai propri lettori internazionali e ai professionisti del golf, portando sul green di ALBARELLA GOLF LINKS, a Rovigo, in Veneto, sull’isola di Albarella del Gruppo Marcegaglia, anche nel suo passaggio con Alpine A290 GTS, tre prodotti simbolo della cucina italiana, protagonisti dei migliori ristoranti e delle nostre tavole.
Purtroppo, dalle foto non potreste scoprire i profumi e le delizie di questi prodotti, che ringraziamo il consorzio Aceto Balsamico di Modena, che dato per far conoscer al meglio il sapore e la sua storia ed il suo futuro. Vorremmo precisare che in molti paesi del mondo vi sono dei presunti aceti balsamici di Modena, che forse hanno solo il nome e non la sostanza, perché molto probabilmente sono copie di una icona italiana.
È tra i principali prodotti agroalimentari italiani nel mondo: oltre il 93% della produzione viene esportato, portando lontano le sue radici.
Fin dall’antichità, aceto di vino e mosto cotto sono stati condimenti essenziali della cucina italiana. Dalla loro fermentazione e dal successivo invecchiamento nasce l’Aceto Balsamico di Modena IGP, espressione delle terre di Modena e Reggio Emilia, da sempre fertili e vocate alla viticoltura.
Oggi l’Aceto Balsamico di Modena IGP è presente in oltre 130 Paesi. Con circa 92 milioni di litri prodotti ogni anno e oltre il 93% destinato all’export, è tra i prodotti agroalimentari italiani più rappresentativi nel mondo.
Il fatturato alla produzione raggiunge circa 380 milioni di euro, mentre quello al consumo sfiora il miliardo. Questi risultati collocano l’Aceto Balsamico di Modena IGP nella top ten delle specialità alimentari italiane DOP e IGP.
Il suo successo deriva dall’identità gastronomica unica e dalla grande versatilità. Apprezzato da chef e appassionati, l’Aceto Balsamico di Modena IGP esalta gli ingredienti e dona equilibrio sia ai piatti quotidiani sia alle preparazioni più raffinate.
Nonostante le numerose imitazioni, contrastate dal Consorzio, le denominazioni registrate del “balsamico” sono solo tre: Aceto Balsamico di Modena IGP, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP. Prodotti diversi, ma accomunati dal legame con le terre emiliane. Il Consorzio collabora con l’organismo di controllo e con il MASAF: la verifica della conformità al disciplinare è affidata a un ente autorizzato, oggi CSQA Certificazioni Srl, mentre la vigilanza commerciale è svolta dal Consorzio attraverso agenti vigilatori qualificati, in collaborazione con le autorità competenti.
Il Consorzio collabora con l’organismo di controllo e con il MASAF. La gestione del sistema di controllo e di certificazione, relativa alla verifica della conformità del prodotto al disciplinare, è delegata a un organismo di controllo autorizzato, attualmente individuato nel CSQA Certificazioni Srl (www.csqa.it), mentre l’attività di vigilanza commerciale è svolta dal Consorzio tramite i propri agenti vigilatori (con qualifica di agenti di pubblica sicurezza) in collaborazione con le forze pubbliche competenti in materia (Istituto Controllo Qualità e Repressione delle Frodi – ICQRF, Carabinieri – NAC, Corpo Forestale dello Stato – NAF).
Il Consorzio è impegnato infine nella promozione e nella divulgazione del prodotto presso i media e i consumatori (www.consorziobalsamico.it); aderisce, inoltre, a organismi nazionali e internazionali (OriGIn Italia, Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche e OriGIn, Organization for a International Geographical Indications Network, Qualivita), al fine di diffondere la conoscenza del prodotto e, soprattutto, ampliarne le possibilità di tutela sui mercati più lontani.
Fin d’ora nei nostri viaggi e entrate nei circoli di golf, non abbiamo avuto il piacere di gustare l’icona degli aceti italiani, sarebbe una accoppiata spettacolare tra il golf italiano e l’icona Aceto balsamico di Modena. Noi con la nostra curiosità e voglia di portare nel mondo la vera italianità tra i cibo e la storia. Naturalmente lo sport, il golf.
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