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NEL MONDO… ANCHE L’USATO SI DEVE AVERE GLI INCENTIVI
By@Pierbattista Patrizia
By@Mirella Pierbattista BY@Elisa Nardocci Avv.
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Secondo un’analisi del Centro Studi di AutoScout24, portale leader in Italia e in Europa per l’acquisto e la vendita di auto, su base dati ACI e realizzata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, dal 2020 al 2025 ci sono stati alcuni passi in avanti. Nel 2025 in Italia il parco circolante contava circa 41,7 milioni di autovetture. Tra le alimentazioni, la crescita più significativa riguarda le auto ibride: tra il 2020 e il 2025 il numero di vetture ibride circolanti è aumentato del 573,2%, con una quota sul parco auto passata dall’1,4% all’8,7%, cioè +7,3 punti percentuali. Resta invece ancora limitata la diffusione delle vetture elettriche, ferme allo 0,9%. Parallelamente cresce anche il peso delle auto a basse emissioni: le Euro 6 rappresentano oggi il 41,8% del totale, rispetto al 26,2% di cinque anni prima. Si tratta di dati sicuramente positivi, ma la strada per un rinnovo radicale del parco auto esistente è ancora lunga. Nelle strade italiane, infatti, circolano ancora quasi 17,57 milioni di vetture con una classe di emissioni Euro 4 o inferiore, il 42% del totale, di cui ben 4,24 milioni sono addirittura Euro 0-1 (10,1%). Inoltre, più di quattro vetture su dieci in circolazione (43,7%) hanno 15 anni o più, pari a oltre 18,26 milioni di veicoli.
Quanto tempo ci vorrebbe affinché nel nostro Paese circolino esclusivamente auto Euro 6 (tradizionali e ibride) o auto elettriche?
Incrociando i dati relativi alle radiazioni con l’andamento del parco circolante degli ultimi anni, si stima che per completare il ricambio sarebbero necessari più di 15 anni. Nel calcolo sono state escluse le auto Euro 0, poiché, avendo più di 30 anni, rientrano per la maggior parte nella categoria dei veicoli storici; sono state escluse anche le autovetture “youngtimer”, ovvero le auto tra i 20 e i 29 anni, inserite all’interno della “Lista di Salvaguardia” ACI.
Come intervenire per favorire il rinnovo del parco circolante?
“Gli incentivi oggi disponibili non sono ancora sufficienti ad accelerare il rinnovo del parco auto circolante. Sarebbe necessario sostenere maggiormente anche le vetture a basse emissioni, Euro 6, ibride ed elettriche, non solo nuove, ma anche usate. Il fattore economico resta infatti decisivo nella scelta di cambiare auto; è proprio su questo fronte che si gioca la partita. – commenta Sergio Lanfranchi, del Centro Studi di AutoScout24. – Un aspetto su cui riflettere è certamente la distinzione tra le auto di reale interesse storico e collezionistico e le vetture semplicemente vecchie, spesso meno sicure e più inquinanti, che vengono utilizzate quotidianamente. Se le prime rappresentano un patrimonio da preservare, sulle seconde è necessario intervenire favorendone la sostituzione con veicoli più moderni, efficienti e sostenibili. In questo senso, anche le piattaforme digitali, grazie a un’ampia offerta di vetture di fascia di ogni prezzo, possono rappresentare uno strumento utile per contribuire significativamente al processo di rinnovamento del parco auto circolante.”
Qual è la fotografia a livello regionale del parco auto circolante?
Nel 2025 le elettriche “pure” rappresentano la quota minoritaria (0,9%), e solo in Trentino-Alto Adige (3,3%) e Valle d’Aosta (2,1%) si supera la soglia del 2% sul totale delle auto in circolazione.
In molte regioni crescono sensibilmente le ibride (media dell’8,7%): al primo posto troviamo la Valle d’Aosta con il 23,8% delle vetture circolanti nella regione, seguita dal Trentino-Alto Adige (22%) e dalla Toscana (13,6%). Al contrario, agli ultimi posti troviamo il Molise (3,8%), la Sicilia (3,7%) e la Campania (3,3%).
E se guardiamo alla classe di emissioni?
Nel 2025 la percentuale più alta di vetture con un più alto impatto ambientale (da Euro 0 a Euro 4) sul totale in circolazione si registra in Calabria (59,3%), Sicilia (58,5%) e Campania (57,6%). Considerando le vetture con basse o zero emissioni (Euro 6), invece, troviamo ancora una volta la Valle d’Aosta (71,5%) e il Trentino-Alto Adige (66,7%), seguite dalla Toscana (54,1%) e dalla Lombardia (49,7%).
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