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NEL MONDO..PERSONAGGI:Baldovino Dassù,
BY@Pierbattista Patrizia
By@Mirella Pierbattista BY@Elisa Nardocci Avv.
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Nel 1970 ha vinto il British Youths Open Amateur Championship superando l’inglese Alan Bird, un successo che lo ha reso famoso al pubblico italiano anche grazie alla partecipazione alla Domenica Sportiva andata in onda nella sera di domenica 18 ottobre di quell’anno.
Oggi Baldovino Dassù, che nel suo palmares vanta anche tre successi nell’Italian Professional Championship (1974, 1976 e 1977), oltre ad avere rappresentato l’Italia all’Alfred Dunhill Cup per due volte e alla Coppa del Mondo per quattro volte, progetta campi da golf in collaborazione con diversi architetti: tra i percorsi più noti da lui firmati ricordiamo l’Argentario Golf Club, il Golf Club di Brunico Val Pusteria e il Golf Poggio dei Medici in Toscana.
La storia – Professionista dal 1971, Baldovino Dassù, nato a Firenze il 3 novembre 1952, ha iniziato a giocare giovanissimo, grazie anche alla spinta dei suoi genitori. All’epoca il golf era uno sport poco diffuso e conosciuto e la maggior parte di coloro che iniziavano a giocare lo facevano perché ne avevano sentito parlare, oppure erano figli di golfisti.
“Difficile ai miei tempi ispirarsi a qualcuno in particolare: sono nato nel 1952 e ho iniziato a giocare agli inizi degli anni Sessanta – racconta Dassù -. Adesso con Internet, la televisione e i giornali è più facile ispirarsi a qualcuno. All’epoca il nome che girava era soprattutto quello di Arnold Palmer, grande rivale di Jack Nicklaus, un giocatore che ha creato il golf professionistico negli Stati Uniti”.
1976, un anno magico – Dopo la prestigiosa vittoria del ’71, dal 1972 fino alla metà degli anni ’80 Dassù ha giocato sul PGA European Tour e la sua migliore stagione è stata quella del 1976 quando vinse i suoi due maggiori titoli europei, il British Masters e l’Italian Open a Is Molas.
“Vincere a Is Molas è stata una cosa incredibile, anche perché arrivavo dalla vittoria di due settimane prima in Galles ed era la prima volta che un giocatore italiano s’imponeva nei paesi anglosassoni”.

A distanza di 50 anni, cosa ricorda di quel giorno?
“Ricordi belli, indelebili e di grandi emozioni. Nonostante siano passati tanti anni, tutto è ancora davanti ai miei occhi. Mi sembra ieri e la gioia che ho provato nel riuscire a vincere la gara a cui forse all’epoca tenevo di più, non la scorderò mai. Come ho già sottolineato avevo appena vinto il Masters in Inghilterra, il mio primo successo da professionista; sono arrivato a Is Molas, su un campo che non conoscevo perché era stato da poco costruito; ero pieno di ottimismo e grandi sensazioni, la gara andò benissimo, tanto che riuscii a vincere con otto colpi di vantaggio sull’inglese Carl Mason e lo spagnolo Manuel Piñero, appaiati al secondo posto”.
Strada spianata anche per l’assenza di Ballesteros?
“Vero, Ballesteros non partecipò e all’epoca era forse il giocatore più forte in Europa; in ogni caso c’era gente come Langer e Torrance, vale a dire giocatori che negli anni successivi sono riusciti a vincere l’Open d’Italia e altri tornei importanti. Erano altri tempi, il pubblico non era numeroso per via dei difficili trasferimenti da Roma e Milano, e poi non c’era l’organizzazione che c’è oggi. Inoltre, i soci e i giocatori della Sardegna all’epoca erano veramente pochi, ma nonostante tutto fu ugualmente fantastico”.
Ci fu anche un episodio che fece molto discutere.
“Un episodio strano che da l’idea di come fosse gestito all’epoca il Tour. Sam Torrance alla buca 16 tirò il drive e la palla finì in un fossato d’acqua segnalato da doppi paletti: da una parte sembravano essere rossi, dall’altra bianchi; di fatto la zona era marcata in modo tale per cui gli arbitri dissero che poteva droppare dall’ostacolo d’acqua. Sam fece così, ma a fine giro gli fu comunicato che in effetti aveva giocato dal fuori limite e a quel punto qualcuno voleva squalificarlo. Fortuna che al termine di una lunga riunione il comitato di gara decise di lasciargli finire il torneo penalizzandolo solo di due colpi. Lo scozzese non se la prese più di tanto e infatti tornò più volte a giocare in Italia”.
Un italiano non vince l’Open da dieci anni: un pronostico per l’edizione di quest’anno?
“Ovviamente spero in un successo italiano, ma come prima cosa mi auguro sia un grande Open d’Italia che possa trasmettere un messaggio positivo per il nostro golf. Si giocherà su un bellissimo campo e sono certo che lo spettacolo e gli spettatori non mancheranno”.
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