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RINASCE LA FALCONERIA? UN NUOVO SVILUPPO PER IL TURISMO? TRA SCIENZE NATURALISTICHE L'INDIUSTRIA DEL TURISMO.

I RAPACI EDIL USO MONDO .

 

By@Patrizia Pierbattista

By @Mirella Pierbattista

By@Redazione 

Chi non ricorda film dove vi sono come protagonisti i rapaci ed i falconieri? Ebbene!  da vicino l’abbiamo visto, in un parco tematico, nella regione Lazio, Cinecittà World  Roma on Fire, evento inaugurale  della nuova attrazione inclusa nel parco, con molti media, da giornalisti, blogger, influencer ed  attori.  Questo  nei due giorni, organizzati dall’ufficio comunicazione /stampa dall’amministrazione con Ad Stefano Cigalini, per l’apertura di una nuova attrazione. Il  tema? Roma antica, dal fasto dell’impero romano. La location  un  simile all’anfiteatro -Circo Massimo – dove si eseguivano le corse con le bighe romane.   Da  dove si girò il film premio Oscar (tra i più ricchi di statuette )in loco da almeno oltre sessanta anni. Nel mondo antico l’arte della  Falconeria  era la normalità, per la caccia, la guerra e la difesa su animali. L’attrazione è la rievocazione della storia dell’antica Roma, con un villaggio, un mercatino, un piccolo anfiteatro di legno coni  detti falconieri con rapaci. Lo spettacolo iniziò con dei esemplari di rapaci molto belli!  Il  pubblico né  ha apprezzato con tanta emozione. 

Così ora vi informiamo  su questa particolare dei Falchi, che la nostra collaboratrice ha avuto un incontro ravvicinato con un rapace della famiglia dei falchi  che ha volato tra le braccia incrociate aperte, sopra la testa  (vedere video ).   

La catena alimentare che si rigenera, grazie agli uomini di buona volontà, facendo conoscere questi animali!  Ringraziando  i vari divulgatori delle Scienze naturalistiche, il primo tra tutti il compianto Piero Angela  con la famosa trasmissione Quark –Rai Uno.   Ed oggi prosegue il figlio Alberto Angela  con Noos Rai  Uno, programma divulgativo. 

Prendiamo e guardiamo  come inizio il  Falco linnaeus, è un genere  di uccelli rapaci  della  famiglia dei Falconidi diffusi in tutto il globo. È uno dei tre generi della  sottofamiglia Falconinae.

La struttura corporea ed il piumaggio di questi falchi dimostrano che essi sono perfettamente adatti a catturare prede vive, sia in acqua sia su territori aperti. I cosiddetti falchi nobili (tra cui sono compresi i falchi cacciatori, i falchi pellegrini, i falchi lodolai, i falchi della regina e gli smerigli) sono superiori a tutti gli altri animali sia per la velocità che possono raggiungere in volo. Sia  per la straordinaria rapidità con cui si calano in picchiata con vigorosi battiti delle ali.

I falchi «libratori» (che comprendono i gheppi, i falchi grigi ed i falchi cuculi), al contrario, catturano la preda a terra, dopo aver perlustrato il territorio librandosi immobili nell’aria, oppure calandosi in picchiata da un punto di vedetta.

Tra il più piccolo ed il più grande rappresentante del genere Falco vi sono differenze di peso e di dimensioni marcatissime.  Il  gheppio americano (Falco sparverius), ad esempio, pesa all’incirca 100 g, mentre la femmina del girfalco (Falco rusticolus) può raggiungere un peso di 2000 g; tutti i Falconidi presentano comunque le seguenti caratteristiche:

Capo piuttosto piccolo, occhi grandi e piuttosto scuri, circondata da una zona cutanea glabra; striature scure sulle guance; becco robusto fortemente arcuato, provvisto di una tagliente sporgenza su entrambi i margini del ramo superiore, e di corrispondenti incavi nel ramo inferiore; narici arrotondate, in genere munite al centro di una piccola protuberanza.

 Corpo di linea aerodinamica, con ali lunghe e appuntite, e coda generalmente piuttosto lunga.

 Piumaggio formato da penne dure; zampe robuste, con dita molto lunghe, soprattutto le centrali.

Al contrario degli Accipitridi, che uccidono le prede con gli acuminati artigli delle zampe, i Falconidi si servono degli arti inferiori soltanto per afferrare e trattenere le vittime, che uccidono poi spezzando loro la nuca con il becco.

I falchi non costruiscono nidi, ma depongono e covano le uova  nei vecchi nidi di altri uccelli, all’interno di alberi cavi, su spuntoni rocciosi, oppure in un avvallamento che scavano nel terreno. Le uova hanno il guscio giallo, coperto di macchie brune più o meno fitte.

La femmina, soprattutto di maggiori dimensioni, è notevolmente più grande e pesante del maschio. Tale fatto sembra avere una funzione alquanto importante nella suddivisione dei compiti durante l’incubazione delle uova e l’allevamento dei piccoli: il maschio infatti, grazie alla sua maggiore velocità, provvede a procurare il cibo per l’intera famiglia, mentre la femmina si assume l’onere della cova, dell’assistenza e della difesa dei figli. Soltanto quando essi non hanno più bisogno di protezione, ma nello stesso tempo è loro necessaria una alimentazione più abbondante, anche la femmina si dedica alla caccia, riuscendo spesso a catturare prede più grandi di quelle uccise dal compagno. Per quasi tutti i falconini l’incubazione dura circa 30 giorni, mentre il periodo che i piccoli trascorrono nel nido si aggira sulle 4 settimane per le specie minori, e attorno alle 7 per quelle maggiori.

AVVOLTOIO DI ZEUS. 

Il capovaccaio (Neophron percnopterus) è il più piccolo delle quattro specie di avvoltoi europei (grifone, gipeto ed avvoltoio monaco sono le altre tre) e, senza ombra di dubbio, è anche quella dall’aspetto più singolare e “simpatico”, decisamente lontano dallo stereotipo dell’avvoltoio. 

Quando è posato, la faccia gialla, gli “spettinati” ciuffi di penne che ne ornano il capo e le zampe di colore rosa gli conferiscono un aspetto bizzarro e sorprendente. In volo, invece, il piumaggio bianco e nero, l’ampia apertura alare (155 – 170 cm) e la breve coda a forma di cuneo gli restituiscono innegabilmente nobiltà ed eleganza.

Ancor più singolare è l’aspetto dei giovani, caratterizzati da un piumaggio marrone macchiato di color cannella e da faccia e zampe grigio-cerulee.

Alle Isole Canarie vive una sottospecie endemica (Neophron percnopterus majorensis), cioè esclusiva dell’arcipelago, che rappresenta l’unica specie di avvoltoio ivi presente. Il “guirre canario“, come viene chiamato localmente, si distingue dalla sottospecie cosiddetta “nominale”, cioè dal capovaccaio che nidifica nel continente europeo, per differenze a livello genetico e per le dimensioni maggiori (peso di circa 0,5 kg in più, penne della coda più lunghe ed ali più lunghe di 20 cm). Il capovaccaio frequenta di preferenza aree aperte pascolate e coltivate, nelle vicinanze di pareti rocciose, queste ultime indispensabili per la nidificazione (molto raramente nidifica su alberi). In genere depone due uova, meno frequentemente una e tre in casi molto rari.

E’ principalmente necrofago, dunque la sua dieta è costituita soprattutto da animali morti sebbene comprenda anche escrementi e placente, ragione per la quale questo avvoltoio segue spesso greggi e mandrie in attesa dei resti di qualche parto. Proprio dalla sua abitudine di aggirarsi a terra tra il bestiame deriva il nome volgare italiano della specie, “capovaccaio”, di origine toscana. L’areale del capovaccaio comprende Europa meridionale, Africa, Medio Oriente, Asia centrale ed India. In Nepal ed India è presente la sottospecie N. percnopterus ginginianus, di dimensioni minori.

In Europa il capovaccaio è una specie prevalentemente migratrice, che sverna nell’Africa sub-sahariana e si trasferisce in Europa tra marzo e ottobre, periodo nel quale le coppie portano a compimento la riproduzione. I giovani migrano in Africa a fine estate e, solitamente, trascorrono circa tre-quattro anni prima di fare ritorno in Europa.

Il “guirre canario“, invece, è sedentario (non migra) e sedentarie sono anche le popolazioni di capovaccaio di Minorca (Baleari) e delle Isole di Capoverde. 

Il capovaccaio compare già nei geroglifici dell’antico Egitto nei quali raffigura la lettera “a”. Sacro e protetto dai Faraoni, veniva chiamato “pollo dei Faraoni”; chi avesse osato uccidere un capovaccaio sarebbe stato punito con la morte.

Gli Egizi credevano che gli avvoltoi fossero tutti femmine e che nascessero senza l’intervento di maschi, fenomeno che oggi definiremmo partenogenesi; per questo gli avvoltoi erano simbolo della purezza e della maternità ma anche del ciclo eterno di morte e rinascita per la loro capacità di trasformare “la morte” di cui si cibano, cioè carogne e rifiuti, in vita distinta da un’ineguagliabile eleganza nel volo. 

Gli avvoltoi erano sacri alla Dea Iside ed erano addirittura elevati al rango di divinità nel caso di Nekhbet, protettrice dell’Alto Egitto e del Faraone, che veniva raffigurata con un copricapo a forma di avvoltoio o con la stessa testa raffigurante un avvoltoio. Le sue sacerdotesse indossavano indumenti con penne bianche di capovaccaio.

Il nome scientifico del capovaccaio, Neophron percnopterus, è di origine greca. Il termine “percnopterus” significa “ali nere” mentre il termine “neophron” trae origine dalla mitologia greca: Zeus decise di trasformare in avvoltoi i personaggi Neophron e Aegypius, coinvolti in un pesante dissidio tra loro. Il primo ha dato il nome al capovaccaio, l’altro all’avvoltoio monaco (Aegypius monachus). Leggende sul capovaccaio sono conosciute in vari paesi europei così come in India. Un po’ ovunque la comparsa di questa specie, per lo più migratrice, segna l’arrivo della primavera e molti nomi locali lo testimoniano, ad esempio il nome “Pasqualino” nel Meridione d’Italia.

Ad Asciano (Siena), nel Chiostro Grande dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, il capovaccaio è raffigurato in una delle lunette che compongo il ciclo di affreschi sulle Storie di San Benedetto, risalenti alla fine del ‘400-inizi del ‘500.

C’è da augurarsi e, soprattutto, da impegnarsi molto perché il “pollo dei Faraoni” non venga ricordato dalle prossime generazioni solo come il protagonista di antiche leggende o un’effige scolpita e dipinta su manufatti di civiltà sepolte.

 

stellantis
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Articolo 1

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